Acquasemplice e l’ecologia

Acqua a km zero vuol dire rispetto per l’ambiente. L’inquinamento legato al consumo di acqua in bottiglia può risultare un concetto piuttosto astratto, e per molti non così rilevante… 

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Ma a quanto può ammontare il beneficio in termini di impatto ambientale derivante dalla scelta di bere acqua trattata al punto d’uso? Tanto per mettere in piazza qualche numero proviamo a misurare quanto inquina in un anno una famiglia campione che consuma tre bottiglie di acqua al giorno e dista 400km dal luogo di imbottigliamento.

Plastica Prodotta: 38,20 kg
Consumo di petrolio per fare le bottiglie: 76,40 kg
Acqua sprecata nelle varie fasi di lavorazione: 2.360 lt
Consumo di carburante per il trasporto delle casse d’acqua: 17,50 lt

A questo ci sarebbe poi da aggiungere l’inquinamento ambientale derivante dall’emissione dei gas immessi nell’aria dai veicoli preposti al trasporto e di anidride carbonica legata al ciclo produttivo del PET.

Ogni anno in Italia consumiamo oltre 11 miliardi di bottiglie che corrispondono a circa 385.000 tonnellate di plastica da smaltire. I costi per la raccolta e il riciclaggio sono ingenti: una regione come la Lombardia spende circa 25 milioni di euro all’anno per lo smaltimento della plastica delle bottiglie.

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L’inquinamento da plastica è un problema che esiste da tempo. Arreca danni all’ecosistema e produce implicazioni tutt’altro che piacevoli sulla catena alimentare. Circa l’ 80% dei rifiuti macroscopici in mare aperto e sulle località costiere è costituito da rifiuti di plastica. I dati emersi da studi condotti dal WWF sui litorali di Francia, Spagna e Nord Italia sono allarmanti: 250 miliardi di micro particelle di plastica per un totale di 500 tonnellate. In pratica il Mediterraneo è attraversato da giganteschi ammassi invisibili di plastica; che finiscono nel plancton, quindi nei pesci, quindi nell’intera catena alimentare fino alle nostre tavole. La “micro-plastica”, ossia il frutto della disgregazione dei materiali plastici, può provocare accumuli di sostanze contaminanti e cancerogene o che presentano rischio per il sistema riproduttivo o altri rischi sanitari. Nonostante le diverse campagne a favore della riduzione del consumo di plastica intraprese da enti internazionali come l’ONU e il WWF, ma nel piccolo anche da comuni e regioni italiani, la situazione non sembra migliorare. C’è da dire che, visti gli enormi interessi economici in gioco, i produttori sono per lo più inclini ad ostacolare soluzioni alternative non solo all’utilizzo ma anche allo spreco dei manufatti in plastica.