bicchiere_acquaIn un recente articolo abbiamo parlato dell’obbligo di legge  di riportare in bolletta (e in ogni caso rendere reperibili all’utente finale) le caratteristiche dell’acqua erogata al contatore e non solo la rassicurazione che l’acqua al punto d’uso rispetti i parametri di potabilità imposti dalla normativa vigente. Decisione apprezzabilissima (in alcuni comuni come Milano il servizio era disponibile già da tempo), l’informazione prima di tutto, ma per chi non ha dimestichezza nel settore il risultato potrebbe diventare un lungo elenco di valori che dicono poco su quello che stiamo davvero bevendo.

Esaminiamo alcuni dei principali parametri caratterizzanti le acque potabili e cerchiamo di fare chiarezza.

Il valore pH esprime la misura del grado di acidità di una soluzione acquosa. È una grandezza che stabilisce se una sostanza è acida, neutra o basica, a seconda della concentrazione di ioni idrogeno presenti. È misurata su una scala da 0 a 14, in cui 7 indica che la sostanza è neutra. Valori di pH inferiori a 7 indicano che una sostanza è acida e gradi di pH superiori a 7 indicano che è basica. In condizioni normali è consigliato bere un’acqua con valori del pH vicini al neutro.

La durezza indica la quantità di sali di calcio e magnesio presenti nell’acqua. Viene espressa in gradi francesi (°F), dove un grado rappresenta 10 mg di carbonato di calcio per litro di acqua. La durezza può influenzare il gusto dell’acqua ma non dà problemi di salute. In commercio esistono acque minerali più dure di molte acque dell’acquedotto.  Il dottor Casiraghi, ricercatore del Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università Bicocca di Milano, in un recente articolo a proposito degli effetti sulla salute della derivati dal bere acque “meno leggere” afferma:

Bere un’acqua più dura significa assimilare una sostanza più ricca di sali e dal maggiore potere dissetante

Il residuo fisso si ottiene dopo aver fatto evaporare un litro d’acqua a una temperatura di 180° C. È il contenuto di sali minerali (sodio, potassio, calcio, magnesio, ecc.) disciolti nell’acqua e viene indicato in mg/l. Più è alto il valore del residuo fisso, maggiore è la concentrazione di sali minerali. Sotto i 500 mg/l l’acqua è classificata come oligominerale.

Il sodio indica la quantità di sale comune presente nell’acqua. E’ vero che assumere troppo sodio può non essere salutare, ma la quantità di sodio assunta nella dieta di una persona attraverso l’acqua è irrisoria rispetto al resto: parlando di sodio, bere un litro d’acqua del rubinetto equivale a mangiare poco più di mezzo cracker.

I fluoruri indicano la quantità di fluoro presente nell’acqua.

Nitriti e Nitrati, che giungono nelle falde acquifere attraverso i terreni dalla concimazione sistematica e intensiva dei suoli coltivati e dalle attività industriali, devono essere presenti con valori rispettivamente non oltre gli 0,50 mg/L e i 50 mg/L per non avere effetti negativi sulla salute.

I cloruri sono sali importanti per l’organismo umano, se presenti in concentrazioni eccessive possono modificare il sapore dell’acqua, e se associati a valori di pH acido, favoriscono la corrosione dei metalli nelle reti di acquedotto.

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